IL MITO DELL'EUROPA - La miseria del progresso nel XXI secolo

ISBN 978-88-8220-245-3 Collane ,

Prezzo    € 25,00

Autore    Vittorio Grosso

Anno       2019

Pagine    360

Ascesa della tecnica, fine della storia, declino della civiltà

Saggio introduttivo di Renato Cristin

«Niente Europa, dunque, senza la sua dimensione spirituale, ma al tempo stesso non ci potrà più essere una cultura europea senza l’Europa, perché una cultura senza terra ovvero senza un ambito in cui svilupparsi è un concetto vuoto, un’idea incompiuta, la manifestazione di una mancanza ontologica. La necessità che una cultura si radichi in una terra implica che essa debba trovare espressione in un popolo e nel suo spazio sociale e istituzionale, perché la cultura è lo spirito di un popolo ed è sempre legata a uno spazio umano, nel quale può esistere nella forma di quella determinata cultura. Certo, una cultura può sussistere senza terra per qualche tempo, ma il rischio che essa deperisca, si atrofizzi o scompaia è altissimo, e proprio perciò questa mancanza dovrà prima o poi essere colmata. Se la cultura europea ha dunque bisogno della propria dimensione, l’Europa potrà pensarsi solo a partire da se stessa e dal proprio spazio storico, in una sorta di centratura in sé che è il necessario riferimento alla propria identità. […] Così siamo giunti a toccare il fondamento originario su cui si regge l’avventura storica dell’uomo e specificamente di quello europeo. Come recita un verso di Hölderlin, «ciò che resta, lo fondano i poeti»: ciò che permane, ciò che dura nel tempo storico trova il suo fondamento nella poesia. Trasposta nel quadro della civiltà europea, questa tesi ha un senso dirompente riguardo al rapporto fra uomo e tecnica, perché essa ci indica con forza e chiarezza che la storia dell’uomo non è solo una successione di fatti né solo un succedersi di produzioni della tecnoscienza, ma soprattutto una serie di eventi dello spirito e, in essi, di poeticità collegate con il pensiero. Che la rigenerazione o la rifondazione dell’Europa passi attraverso la poesia e non attraverso la tecnica è un’iperbole che non dovremmo abbandonare, e in ogni caso è una figura simbolica che ci aiuta, che aiuta lo spirito europeo a reagire all’incipiente declino». 

Dalla Introduzione di Renato Cristin 

 

Vittorio Grosso è un giovane avvocato trentenne laureato in giurisprudenza a Pavia. Fiero d’essere europeo, italico e celtico, orgogliosamente provinciale, vive e lavora nell’Italia settentrionale. Ama viaggiare assaporando gli spazi, non solo per trarvi piacere, ma soprattutto per acquisirne formazione e istruzione per avvalersene, nell’azione, anche a beneficio del prossimo. Portato da una propensione inarrestabile verso la lettura e la scrittura, si intrattiene con passioni intellettuali come la storia, le lingue e culture d’Europa, cercando inoltre di imparare anche da altri tempi che non gli appartengono per meglio comprendere il proprio. Amante dei boschi e delle passeggiate in Natura è ispirato dal silenzio simbolico e dall’ascolto della musica classica.